Sorting by

×

Dai giochi manageriali all’Intelligenza Artificiale: l’evoluzione della strategia nello sport

Dai giochi manageriali all’Intelligenza Artificiale: l’evoluzione della strategia nello sport Poche settimane fa l’ex tecnico della Roma, Daniele De Rossi, ha scherzato sui primi passi fatti come allenatore. Non solo lui, ma molti altri professionisti dello sport, hanno infatti raccontano di aver iniziato la loro carriera grazie a giochi manageriali come Championship Manager o Football Manager (noto anche col nome di Scudetto, come lo stesso De Rossi ricorda). Giochi manageriali come addestramento per il campo Niente scarpini dunque, niente fischietti, niente pettorine. Ma solo un computer.Internet non era ancora nelle case di tutti e l’AI era ben lontana dell’essere anche solo immaginata, almeno nell’accezione di oggi. Ma qualche logica che c’è dietro l’intelligenza artificiale forse era già presente. Questi giochi, infatti, seppur basati su algoritmi rudimentali, offrivano simulazioni complesse per strategia, selezione giocatori e dinamiche di squadra.Oggi, l’intelligenza artificiale ha portato questi concetti a un nuovo livello. Le attuali tecnologie di AI, utilizzate da team sportivi reali, analizzano una quantità incredibile di dati, fornendo informazioni dettagliate sulle prestazioni degli atleti e sulle tattiche di gioco. Mentre i giochi manageriali si basavano su scenari predeterminati, l’AI utilizza machine learning per adattarsi dinamicamente a nuove situazioni e per elaborare previsioni più accurate. Qualche numero Football Manager è diventato un fenomeno commerciale in un settore di nicchia come quello dei gestionali sportivi. Una serie longeva che ancora oggi conta su un seguito di appassionati che ogni anno acquista il nuovo prodotto. 35 milioni di copie vendute: Questa cifra è il totale delle vendite complessive, considerando tutte le versioni e i titoli rilasciati, comprese le edizioni su diverse piattaforme (PC, Mac, console e dispositivi mobili). Football Manager è spesso elogiato per il suo database dettagliato che copre migliaia di club e giocatori reali. Questo permette un approccio molto immersivo e vicino all’esperienza reale. Infatti avere un database ampio consente di esplorare differenti nazioni e contesti, proprio come se fossimo alla guida di un club reale. L’AI cambia tutto In passato, i manager potevano simulare decine di stagioni e “allenarsi” virtualmente alla gestione di una squadra; oggi, l’AI lavora al fianco di allenatori reali per studiare l’andamento di partite, analizzare il comportamento degli avversari e prevenire errori tattici.In entrambi i casi, l’elemento chiave rimane la capacità di prendere decisioni basate sui dati. I giochi manageriali hanno preparato un’intera generazione di allenatori a pensare strategicamente, mentre l’AI sta ridefinendo il concetto stesso di gestione sportiva, rendendo più scientifico e preciso l’approccio ai campi da gioco.

Alla scoperta del Growth Hacking con Luca Barboni

Chi è Luca Barboni? In questo momento è un Autore, Imprenditore, Public Speaker, ma anche Growth Hacker, Advisor, Startup Mentor, e nel tempo libero Game Designer. Negli ultimi 10 anni il filo conduttore di tutto ciò che ho fatto è stata l’innovazione e più precisamente la sperimentazione aziendale, tramite l’approccio del Growth Hacking. Come ti sei appassionato a questo campo? Nel 2014 lavoravo come Marketing Manager per una startup e ovviamente cercavo di formarmi e informarmi su nuovi metodi e strategie per migliorare i risultati che portavo. In particolare su quali fossero metodologi e best practice provenienti direttamente dalle startup della Silicon Valley. Grazie ad una delle founder sono incappato in un ebook di Neil Patel che parlava proprio di Growth: “The Definitive Guide to Growth Hacking”. Mi colpì subito l’approccio pratico e multidisciplinare, capace di avere un impatto non solo relativo al marketing ma di crescita delle metriche dell’azienda nel suo insieme.Di fatto questo approccio da “hacker” alla crescita, ti permette di spaziare e sperimentare su diverse aree aziendali, mettendo in campo diverse competenze e lanciando diverse iniziative, che normalmente ti sarebbero precluse se parti da una posizione puramente “Marketing”. Se l’obiettivo diventa “La metrica X deve crescere di Y entro Z”, di fatto non è importante che questo miglioramento provenga dal Marketing, dalle Vendite, dalla UX, dall’IT, o dal Customer Support. L’importante è che funzioni! Quindi il tuo approccio considera l’intero flusso, non solo la parte marketing? Se ci pensi non è possibile fare altrimenti perché le aziende sono come degli organismi complessi: tutto è collegato. E molto spesso si salta alla conclusione che il Marketing sia inefficace quando in realtà il problema sta a monte, ovvero è il prodotto a non aver raggiunto un “fit” con il mercato, o ad essere stato concepito con una chiara visione cliente-centrica. Per questo bisogna lavorare molto sull’allineamento tra dipartimenti e su figure trasversali (come il Growth Hacker) e con un background multidisciplinare, così da essere capaci di guidare gli altri a remare nella stessa direzione. Quali sono le aziende più strane con le quali avete collaborato? Trattandosi prima di tutto di un processo, di un metodo, abbiamo lavorato davvero con aziende di ogni tipo, grandezza e settore. Un nostro ex-dipendente ha portato questo approccio nella pizzeria di famiglia. Abbiamo riempito eventi di migliaia di partecipanti, lanciato brand di moda facendo picchi di 300.000€ di fatturato nel giro di 72h, e portato startup sino all’exit. Ma è anche capitato di conoscere realtà, studiarle a fondo in una fase iniziale e renderci conto di non poterle aiutare. Ad esempio abbiamo interrotto una collaborazione con un’azienda che si occupava di carrelli elevatori industriali perché ci siamo accorti che, in quel caso specifico, l’assenza di dati chiari e la poca trasparenza della forza vendita nei confronti dell’azienda avrebbe reso davvero difficile – se non impossibile – instaurare un loop di sperimentazione e miglioramento continuo basato sui dati. Però questa è stata la nostra scelta come società di consulenza che offre servizi strutturati in un certo modo. La stessa azienda potrebbe assumere un Growth Hacker o acquistare formazione ed avviare un percorso di trasformazione dall’interno. Quanto conta la capacità dell’azienda di immergersi nella Metodologia? Abbracciare il processo, o quantomeno i suoi principi culturali, è necessario per collaborare al meglio e ottenere i risultati prefissati. Prima delle tattiche viene infatti il processo, e prima ancora del processo la cultura, il mindset, i valori.  Un’azienda allergica al concetto di fallimento, anche nel suo contesto sperimentale, che ha paura di innovare, e che non è disposta a condividere informazioni tra un dipartimento e l’altro, o tra un dato team e noi alleati esterni, non ha (ancora) un terreno fertile per coltivare questa cultura del Growth. Per questo cerchiamo aziende allineate che siano pronte a mettere in gioco non solo il loro modo di fare Marketing, ma potenzialmente il loro intero Modello di Business. In che modo avete integrato l’AI nel vostro processo? Il primo punto, quello più immediato, è stato l’integrazione dell’AI nei processi Produttivi interni per aumentare la velocità della delivery e abbattere costi.  In una seconda fase invece abbiamo sviluppato tool interni, che dunque non sono nemmeno in vendita o visibili al cliente, e che ci permettono di fare cose che prima non potevamo fare. In ultimo abbiamo sviluppato invece delle soluzioni software come “spinoff” della consulenza, tra cui AISA ovvero AI Sales Assistant: un assistente alle vendite basato su AI che dialoga con i lead istantaneamente via whatsapp e nel frattempo aggiorna automaticamente lo stato della trattativa sul tuo CRM. AISA è dotato anche di funzionalità molto avanzate, e alcuni clienti già hanno riscontrato letteralmente un x2 del tasso di conversione. Quanto le aziende italiane stanno utilizzando l’AI e quanto sono disposte a implementarla? La questione del momento per quello che vedo io è separare l’hype dalla sostanza.Le aziende sono anche disposte ad implementarla, ma c’è grande difficoltà nell’individuare il caso d’uso pratico da cui partire, e dunque su 1.000.000 di imprenditori che ne parlano ce ne sono forse solo 10 che la utilizzano davvero quotidianamente. Che cosa consigli per approcciarsi al Growth Hacking? Consiglio sicuramente il libro “Hacking Growth” di Morgan Brown e Sean Ellis. Si tratta di un contenuto fondamentale per chi vuole iniziare visto che Sean Ellis è proprio la persona che nel 2010 coniò il termine “growth hacking”.  Si approfondisce anche la parte tecnica della materia con esempi concreti e permette di comprendere meglio di cosa si tratta. Il secondo libro è Growth Hacker Marketing di Ryan Holiday. In questo caso apprezzo moltissimo lo stile di scrittura e in generale il concept del libro: potremmo dire che lui era un cosiddetto “marketer tradizionale” che ha visto nascere questo approccio Growth, sino a realizzare egli stesso quanto potesse avere un impatto dirompente nel mondo del marketing. Per questo è in qualche modo la storia della trasformazione, della ricerca, dell’osservazione da parte di una figura “marketing” che si addentra nel mondo “growth” per far evolvere la sua carriera.

Investimenti privati in Italia: arriva Microsoft

Gli investimenti sul suolo italiano sono un tema molto discusso. Spesso si fa riferimento allo stivale come un luogo nel quale è difficile attrarre capitali e, in parte, è così. Eppure qualcosa si sta muovendo. Microsoft porta in Italia più 4 miliardi Come tutti sappiamo, le infrastrutture è fondamentale per sviluppare il futuro del paese e per questo l’azienda di Redmond si concentra principalmente su questo. Come possiamo notare analizzando la mappa, esistono diverse aree del Paese che soffrono la mancanza di infrastrutture adeguate, non solo nel Sud Italia.. Ciò significa che una rivoluzione come quella dell’AI che richiede connessione stabile e servizi efficienti ha bisogno di un salto di qualità per essere sfruttata veramente. Ecco quindi che un investimento di questa portata può aiutare a muoversi nella giusta direzione. Di cosa si tratta Microsoft vuole sviluppare quella che viene chiamata CloudRegionNorth, vale a dire un grandissimo Data Center pronto per affrontare importanti sfide, non solo sul suolo italiano.. Infatti il ruolo chiave si giocherà non solo nel Mediterraneo ma anche in Nord Africa con l’importante compito di portare avanti un piano di collaborazione con il Sud del mondo. “Questo investimento storico rafforza ulteriormente il nostro impegno di lunga data per la trasformazione digitale dell’Italia. Ampliando l’accesso alla nostra tecnologia e promuovendo una diffusione delle competenze in materia di intelligenza artificiale, vogliamo fornire al Governo italiano, alle imprese e alla forza lavoro gli strumenti per costruire un’economia guidata dall’intelligenza artificiale che crei occupazione e prosperità.” Così si è espresso Brad Smith, presidente di Microsoft. Ma c’è dell’altro Se l’infrastruttura è un punto chiave, un potenziale volano per l’economia visto le capacità di rendere più accessibile la rete e l’AI, esiste anche un altro aspetto sul quale bisogna lavorare. Si tratta della formazione, perché uno strumento senza la capacità di utilizzarlo non serve poi a molto. Le previsioni di Microsoft parlano di circa un milione di persone formate nei prossimi anni. Si andrà ad agire prima su chi è più a rischio di rimanere disoccupato nel futuro, in modo da aumentare il loro valore sul mercato. Investimenti pubblici in Italia Analizziamo qualche dato che riguarda gli investimenti pubblici nel digitale. Ricordiamo il più grande piano di investimenti sulla digitalizzazione delle imprese negli ultimi anni. Parliamo di Transizione 4.0 che ha stanziato circa 24 miliardi di euro dal 2020 ad oggi, prima di essere sostituito. Le caratteristiche erano le seguenti: Budget totale 2020-2024: 24 miliardi di euroCrediti d’imposta per: Una parte importante del PNNR è destinata al digitale, vediamo i dettagli: Dati ufficiali Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza: Budget totale per digitalizzazione: 40,29 miliardi di euroPrincipali allocazioni: Investimenti privati Uno dei principali freni all’investimento privato estero è quello dell’incertezza normativa. Questo fa sì che si pensi con molta attenzione prima di entrare nel Paese perché oggi un incentivo potrebbe non essere riconfermato e quindi la situazione iniziale di convenienza potrebbe venire stravolta. Il secondo punto è la sostenibilità del debito italiano che va tenuta sotto controllo per limitare possibili effetti negativi come aumento dello spread. Un Paese stabile attrae più capitali di uno con una situazione istituzionale molto instabile.

Il futuro del Paese in 3 settori

L’Italia, come tutti gli altri Paesi sviluppati, si trova nel bel mezzo di un periodo di cambiamento. Da una parte l’AI rischia di essere il più grande cambiamento degli ultimi trent’anni, dall’altro esiste il discorso cambiamento climatico che non può essere ignorato, soprattutto in un Paese ad alto rischio di dissesto idrogeologico e siccità. La strada non è per niente chiara e prima di tracciarla con sicurezza occorre osservare alla realtà italiana corrente. Gli investimenti devono essere focalizzati in settori importanti per il Paese e le scelte che si fanno oggi influenzeranno la crescita per i prossimi decenni. I settori più importanti in Italia Il settore secondario produce circa un quarto del PIL italiano e all’interno ci sono aziende molto importanti per quanto riguarda produzioni industriali. Settori come quello dell’industria della fabbricazione di macchinari, meccanica di precisione o prodotti per l’industria alimentare sono stati essenziali per la tenuta del Paese. Negli ultimi anni anche l’industria aeronautica ha visto una crescita importante. L’Italia è protagonista anche nei progetti europei dedicati alla corsa allo spazio. Come tutte le economie sviluppate il terziario rappresenta la parte più grande del PIL italiano e si tratta quindi di un punto nevralgico per lo sviluppo economico italiano. Il futuro Ecco quindi quali potrebbero essere tre strade da seguire nei prossimi anni: Questi settori rappresentano una sintesi tra innovazione tecnologica e sostenibilità ambientale, due dei principali driver della crescita futura. Investire in queste aree non significa solo generare profitti, ma contribuire a costruire un’Italia più competitiva e resiliente.

Parliamo di OKR con Luca Troso

Chi è Luca Troso? Aiuto le aziende a perfezionare la loro strategia e a renderla esecutiva in modo efficace, risolvendo uno dei problemi più comuni che si incontrano nella crescita organizzativa. Sono Global Partner di OKRs.com e autore del libro Evoluzione Culturale con gli OKR, un manuale pensato per agenti del cambiamento, HR e leader che vogliono mettere le persone al centro delle loro aziende. Il mio obiettivo è far capire che l’innovazione e la crescita non possono prescindere da una trasformazione culturale. È solo valorizzando le persone, e non mettendo il processo al di sopra di esse, che le organizzazioni possono davvero fare la differenza. Quali sono oggi le sfide più importanti per un’azienda? Una delle sfide senz’altro è la trasparenza, prima di tutto interna, perché una mancanza in questo senso porta a scarsa comunicazione e condivisione di obiettivi. Team che lavorano scollegati tra loro sono un rischio per l’impresa, infatti si potrebbe verificare un conflitto tra i team stessi. Con una comunicazione chiara tutti sono certi della direzione nella quale remare. Non si tratta solo di avere obiettivi chiari, ma di assicurarsi che le persone siano al centro del processo decisionale e che i team si sentano parte integrante dell’evoluzione culturale aziendale. Un altro problema è stabilire la corretta gerarchia di priorità da seguire. Se continuiamo a completare l’urgenza e basta, ci troveremo a correre a vuoto. La tua sfida più grande quando arrivi in azienda? La situazione più classica è ricevere una richiesta di consulenza quando tutto sta andando molto male. Quando, in altre parole, non si vedono altre speranze entro in gioco io. Purtroppo io, come tutti, non posseggo gli strumenti magici che risolvano tutto. Ci sono contesti nei quali non posso operare. Il mio framework di lavoro prevede il confronto con i team e con i componenti dell’azienda. Se però l’impresa non lo fa, non è nella sua cultura, non posso operare. Prima è fondamentale iniziare da questo punto e poi arrivare passo passo alla soluzione.  La seconda sfida è quella di riuscire a far accettare all’impresa il fatto che dal confronto emergeranno difficoltà. Da questo è necessario iniziare, far finta di nulla rimanderà solo l’inevitabile. Questo scambio non è solo uno strumento per risolvere problemi, ma è parte essenziale di una cultura aziendale basata sull’apprendimento continuo e sull’evoluzione condivisa. Che differenza c’è tra OKR e KPI? I KPI sono quantitativi mentre gli OKR sono qualitativi. Ciò significa che i KPI sono un numero mentre gli OKR ci fanno capire dove stiamo andando e come lo stiamo facendo. Non è affatto detto che siano collegati tra loro ma è possibile utilizzarli insieme perché non sono conflittuali. I KPI diciamo che possiamo paragonarli ad una foto dello stato attuale della situazione ma non ci dicono come ci siamo arrivati.  Mentre i KPI fotografano lo stato attuale, gli OKR rappresentano una visione evolutiva, in cui l’apprendimento e l’adattamento sono continui. Sono parte integrante di un percorso che mira a trasformare l’azienda, non solo a misurarne le performance. Come si individuano gli obiettivi da valutare? Per stabilire gli obiettivi devo avere chiaro dove sono, quindi devo valutare la mia situazione attuale, la mia missione. Solo da qui si può formulare una giusta strategia per arrivare agli obiettivi.  Ovviamente tutto deve essere in linea con l’azienda e la sua situazione reale, altrimenti si rischia di finire su un piano ideale poco utile concretamente.  Questa metodologia si applica solo al management? No, si deve applicare a tutti. Immaginiamo un meccanismo un po’ “a cascata” che deve coinvolgere ogni livello. Non sarebbe utile creare solo obiettivi per il management senza poi verificare la soluzione per chi si trova sul campo tutti i giorni. Quanto tempo occorre per apprezzare i risultati? Non esiste un tempo prefissato e ogni azienda fa storia a sé. Una cosa che puoi notare dopo pochi mesi è la produzione di idee in azienda. Lo scambio aumenta la capacità di risolvere problemi e trovare soluzioni nuove. Tutti remano nella stessa direzione.  Dopo qualche mese noteremo benefici più profondi, non solo sugli obiettivi ma su come agiscono le persone in azienda e si costruisce una cultura aziendale fondata sull’apprendimento continuo. Per impatti sul fatturato ci vuole più tempo, più probabilmente un anno o più. Esistono casi nei quali metodologie diverse si adattano meglio a categorie particolari di aziende? Alcuni dicono che si applicano a tutte le aziende ma io credo che senza una realtà nella quale il dialogo sia all’ordine del giorno sia meglio iniziare dalle basi. Per questo in alcuni contesti inizio con gli obiettivi SMART, per un processo meno “traumatico” e più graduale. Il rischio di un’introduzione precoce è la confusione. Un approccio centrato sulle persone non solo migliora l’efficacia operativa, ma contribuisce anche a costruire un ambiente più resiliente, dove i team sono più coinvolti e l’azienda è più forte di fronte alle difficoltà. C’è un’azienda che ti è rimasta impressa? Una realtà che mi ha molto colpito è una specializzata su viaggi dedicati al mondo del surf. Anche se non lo pratico mi ha permesso di conoscere e approfondire una cultura molto lontana da me che, però, si è rivelata interessante e piena di spunti, soprattutto sulla natura.

Marchi Made in Italy: occhio agli adempimenti

Il “Made in Italy” non è solo un simbolo di qualità, ma una forza trainante per l’economia italiana. Si tratta a tutti gli effetti di un “brand” di qualità che permette riconoscibilità nel mondo e forza sul mercato. Nel 2022, il valore delle esportazioni italiane ha superato i 600 miliardi di euro, con settori come la moda, l’automotive e l’agroalimentare che hanno giocato un ruolo cruciale. Più del 30% delle esportazioni italiane proviene dai prodotti contrassegnati con il marchio “Made in Italy“, garantendo così un riconoscimento globale per le imprese nazionali. Il problema della contraffazione Ma se è vero che si tratta di un brand di valore e riconosciuto in tutto il mondo, è anche vero che molti provano a sfruttarlo indebitamente. La contraffazione dei marchi Made in Italy rappresenta un grave problema per l’economia italiana. Le stime più recenti indicano che il mercato del falso Made in Italy causa perdite significative per il fatturato delle imprese italiane. Questi numeri evidenziano quanto sia urgente tutelare il Made in Italy e rafforzare le normative per contrastare la contraffazione. Novità introdotte dalla legge n. 206/2023 Ma quali sono le novità introdotte dalla legge?

Rilasciata l’anteprima di GPT o1

Il nuovo modello GPT o1 di OpenAI rappresenta un’evoluzione significativa rispetto alla precedente versione GPT-4. Presentato come un aggiornamento in grado di “ragionare” in maniera più autonoma e precisa, GPT o1 migliora la capacità di comprensione del contesto, risultando in risposte più naturali e pertinenti. Di seguito un’analisi delle principali differenze e caratteristiche. Cos’è GPT o1 GPT o1 è una versione avanzata dell’architettura GPT, progettata per migliorare la capacità del modello di comprendere e risolvere compiti complessi, soprattutto quelli che richiedono ragionamento logico. In confronto con i suoi predecessori, GPT o1 si distingue per una gestione più efficace delle ambiguità e una capacità potenziata di adattarsi a situazioni nuove, rendendolo particolarmente adatto a compiti che richiedono analisi e deduzione. Differenze tra GPT-4 e GPT o1 Mentre GPT-4 si concentrava principalmente sulla generazione di testo e l’interazione basata su contesto limitato, GPT o1 introduce una nuova dimensione di ragionamento. Secondo gli sviluppatori, questa versione è in grado di elaborare non solo grandi quantità di informazioni, ma anche di collegare concetti e trarre conclusioni logiche più complesse. Ci avviciniamo quindi a grandi passi verso uno strumento in grado di aiutare concretamente nella risoluzione di problemi complessi, cosa molto lontana fino ad oggi. Un’altra differenza cruciale riguarda la capacità di GPT o1 di adattarsi meglio a situazioni impreviste o ambigue, in cui potrebbe non essere immediatamente chiaro quale sia la risposta più appropriata. Questo rende o1 più flessibile e utile in contesti professionali complessi. Quando utilizzare GPT o1 GPT o1 è particolarmente indicato per compiti che richiedono analisi avanzate o che coinvolgono processi decisionali complessi. Alcuni esempi includono: Limiti di messaggi Nonostante i miglioramenti, GPT o1 mantiene un limite di messaggi, che è stato stabilito a 30 messaggi a settimana, come indicato da OpenAI. Questo è un limite imposto per garantire che le interazioni siano di alta qualità e che il sistema possa funzionare in modo efficiente per tutti gli utenti.

Autonomia differenziata: un vantaggio per l’impresa?

PIL secondo trimestre 2024

Dopo molte proteste e giornate tese in parlamento, alla fine è arrivato il momento di attuare la legge sull’autonomia differenziata. L’obiettivo teorico è quello di permettere alle regioni di assumere competenze specifiche in alcuni ambiti. Alcune regioni, considerate più efficienti nella gestione delle risorse, possano richiedere di amministrare direttamente settori chiave come sanità, istruzione, trasporti, ambiente, e pianificazione territoriale​. L’amministrazione locale, in via teorica, è più vicina ai problemi dei cittadini e, quindi, può agire con più cognizione di causa dello stato centrale. La riforma punta a promuovere una maggiore responsabilità regionale e, allo stesso tempo, a ridurre l’intervento diretto dello Stato nelle questioni locali. Le proteste si sono concentrate soprattutto sui timori di un aumento del divario economico tra Nord e Sud causato da una diversa gestione delle entrate per regione. Caratteristiche principali: Quali sono i vantaggi per le imprese? A livello teorico l’autonomia differenziata potrebbe offrire vantaggi anche per le imprese, nel lungo periodo. Infatti le Regioni potrebbero affinare alcune procedure nel lungo periodo beneficiando delle competenze aggiuntive. Ecco alcuni potenziali vantaggi: Chiaro è che, per ora, si tratta di un quadro potenziale che andrà verificato nel corso del tempo per comprendere meglio come evolverà la situazione reale. Come verrà applicata? Il processo di applicazione dell’autonomia differenziata è articolato e richiede diversi passaggi istituzionali. In primo luogo, la Regione interessata deve fare una richiesta formale al Governo, specificando quali competenze desidera ottenere. Una volta avviato il negoziato tra Regione e Stato, si arriva a un’intesa bilaterale, che dovrà poi essere approvata dal Parlamento. Uno dei punti critici è il rischio di frammentazione legislativa: le Regioni potrebbero approvare normative diverse che renderebbero complicato per le imprese operare su più territori nello stesso Stato. Un altro rischio riguarda l’aumento delle tasse locali, che potrebbero essere incrementate per compensare i minori trasferimenti statali. Purtroppo questa non è un’ipotesi remota ed è stata già osservata nel corso degli anni in Paesi che hanno adottato simili politiche.

Data center in Italia: aumentano gli investimenti

Inutile negarlo, i dati sono il petrolio del tempo nel quale viviamo e gestirli nel modo corretto è diventata non solo importante ma anche un’esigenza imprescindibile per il Paese. Negli ultimi anni l’Italia sembra attrarre diversi investimenti. Data 4 investe in Italia Data 4, una delle maggiori aziende europee di infrastrutture digitali, ha mostrato interesse nel Paese decidendo di ampliare in modo significativo la propria presenza. Questo investimento non rappresenta solo un’espansione della loro capacità, ma un segnale dell’importanza strategica che l’Italia sta acquisendo nel settore delle tecnologie digitali. Il Cloud è una tecnologia sempre più richiesta dalle aziende e gli incentivi alla Transizione 5.0 non fanno che spingere ancora di più la domanda. Il piano di investimenti Il piano di Data 4 in Italia è ambizioso e prevede una strategia a lungo termine. L’azienda ha pianificato investimenti per oltre un miliardo di euro nei prossimi anni, con l’obiettivo di espandere notevolmente le sue infrastrutture. Milano e Roma sono i principali poli di interesse, grazie alla loro posizione geografica e al dinamismo economico che le caratterizza. Data 4 mira non solo a potenziare i data center esistenti, ma anche a costruirne di nuovi, dotati delle tecnologie più avanzate per la gestione e la protezione dei dati. Questo permetterà di supportare la trasformazione digitale di molte imprese italiane e di attrarre clienti internazionali interessati a soluzioni di alta qualità. Perché i data center sono importanti I data center rappresentano il cuore pulsante della moderna economia digitale. Sono essenziali per il funzionamento di una vasta gamma di servizi tecnologici, dall’hosting di siti web all’elaborazione di grandi quantità di dati per applicazioni di intelligenza artificiale, fino al supporto delle piattaforme di cloud computing. La loro funzione principale è quella di fornire un’infrastruttura stabile e sicura per la gestione e la conservazione dei dati, che sono diventati uno degli asset più preziosi per le aziende di tutto il mondo. Perché l’Italia è attraente da questo punto di vista L’Italia sta emergendo come un mercato sempre più attraente per gli investitori nel settore dei data center per diversi motivi. La sua posizione strategica nel cuore del Mediterraneo facilita la connessione con altre regioni d’Europa, del Medio Oriente e dell’Africa, rendendola un nodo di scambio ideale per i flussi di dati internazionali. Inoltre, il crescente impegno del governo italiano nel promuovere la digitalizzazione e nel migliorare le infrastrutture del Paese sta creando un ambiente favorevole per gli investimenti. L’incremento della domanda di servizi digitali da parte di imprese e istituzioni, insieme alla disponibilità di energia rinnovabile e a costi competitivi rispetto ad altri paesi europei, rende l’Italia un’opzione interessante per le aziende che cercano di espandere la loro capacità di data center in Europa. Il mercato europeo dei data center In Europa, il mercato dei data center sta vivendo una crescita senza precedenti. Secondo gli ultimi dati, il valore complessivo degli investimenti nel settore ha superato i 48 miliardi di euro nel 2023, con un aumento del 12% rispetto all’anno precedente. Le principali aree di sviluppo includono i Paesi Bassi, il Regno Unito, la Germania e la Francia, oltre alla già citata Italia. Questi dati non fanno che confermare che, con l’arrivo dell’IA, la richiesta di data center sarà sempre maggiore e richiederà sviluppi ingenti in tempi brevi.

Cubbit: la rivoluzione italiana del cloud

Con un round di investimenti che si attesta intorno ai 12,5 milioni di euro Cubbit si conferma una realtà italiana in forte crescita. Ma di cosa si tratta? Cos’è Cubbit Cubbit è una startup italiana, con sede a Bologna, che si distingue nel settore del cloud storage grazie a una soluzione innovativa basata su una rete distribuita. Utilizzando un sistema di crittografia e frammentazione dei dati, Cubbit permette di archiviare file in modo sicuro e distribuito tra diversi dispositivi connessi alla sua rete. Questa architettura elimina la necessità di costosi data center centralizzati, riducendo l’impatto ambientale e garantendo una maggiore resilienza contro le minacce informatiche. Una soluzione che prometterebbe grandi sviluppi ma che richiede capitali Democrazia del cloud Cubbit punta a rivoluzionare il modo in cui vengono gestiti i dati nel cloud, rendendolo più sostenibile, sicuro e accessibile. La sua missione è democratizzare il cloud storage, permettendo a chiunque di partecipare a questa rete distribuita. Oltre a ridurre i costi per le imprese, l’obiettivo è quello di creare un’infrastruttura cloud meno impattante sull’ambiente, eliminando la dipendenza dai grandi data center tradizionali. Chi l’ha fondata Cubbit è stata fondata da quattro giovani italiani: Marco Moschettini, Lorenzo Posani, Stefano Onofri e Alessandro Cillario. I fondatori hanno messo insieme le loro competenze in informatica, fisica e ingegneria per creare una soluzione alternativa nel mondo del cloud, unendo l’innovazione tecnologica alla sostenibilità ambientale. Chi l’ha finanziata Cubbit ha recentemente chiuso un importante round di finanziamento da 12,5 milioni di dollari, ottenendo il supporto di vari investitori internazionali. Tra questi, figura il fondo europeo Azimut Digitech Fund, sostenuto anche da CDP Venture Capital, P101 SGR e GELLIFY. Questi investimenti saranno cruciali per l’espansione di Cubbit in Europa, con particolare attenzione alle regioni francofone e germaniche. Come può cambiare il panorama cloud Cubbit ha il potenziale di cambiare radicalmente il panorama del cloud storage. La sua soluzione distribuita riduce i costi operativi e l’impatto ambientale, proponendo un’alternativa ecologica ai grandi data center centralizzati. Con la possibilità di adattarsi a diverse infrastrutture IT, Cubbit può diventare una scelta privilegiata per aziende che cercano maggiore flessibilità e sicurezza nella gestione dei propri dati, specie in settori strategici come la difesa e la sanità. Perché la soluzione di Cubbit è vantaggiosa Cubbit offre diversi vantaggi rispetto alle soluzioni cloud tradizionali. Innanzitutto, i dati sono frammentati e crittografati, rendendo più difficile l’accesso non autorizzato. Inoltre, la struttura distribuita permette di risparmiare sui costi energetici e infrastrutturali, riducendo l’impatto ambientale. Questo modello si adatta perfettamente alle esigenze delle aziende moderne, che cercano soluzioni sicure, scalabili e sostenibili per la gestione dei dati.

Headline

Never Miss A Story

Get our Weekly recap with the latest news, articles and resources.
Cookie policy
We use our own and third party cookies to allow us to understand how the site is used and to support our marketing campaigns.