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Meccanica italiana: prospettive per il 2025

Un altro anno giunge al termine e le sfide che si avvicinano sono tante. In un contesto economico non semplice e con grandi adeguamenti da compiere cosa succederà nel 2025? Proviamo a tracciare un quadro più chiaro. Trasformazioni necessarie I prossimi anni saranno caratterizzati da una transizione ecologica e tecnologica. Infatti questi due binari guideranno l’evoluzione industriale per rendere tutto più efficiente. La meccanica italiana, che da sola rappresenta circa il 10% del PIL industriale nazionale e offre lavoro a oltre 1,6 milioni di persone, è chiamata a rinnovarsi radicalmente per restare al passo con le richieste del mercato internazionale e delle normative europee in materia di sostenibilità. Il contesto normativo europeo, tratteggiato dal Green Deal e dai target di decarbonizzazione fissati per il 2030 e il 2050, impone standard sempre più stringenti. La digitalizzazione, d’altro canto, si pone come il mezzo per accelerare questa transizione, grazie all’adozione di tecnologie come l’IoT, l’intelligenza artificiale e la robotica avanzata, che consentono di ottimizzare i processi produttivi, ridurre i consumi energetici e limitare gli sprechi. Il ruolo della sostenibilità Gli incentivi e i progetti del PNRR sono un volano importante per la crescita e il cambiamento del modo di produrre e fare meccanica. Tuttavia, la sostenibilità non si limita all’efficienza energetica o alla riduzione delle emissioni di CO₂. Riguarda anche la gestione delle risorse, come l’acqua e i materiali, e l’intero ciclo di vita dei prodotti, dalla progettazione al riciclo. Un esempio virtuoso è rappresentato dalle aziende che hanno investito in macchinari più efficienti e tecnologie per il recupero dei materiali, riducendo al contempo i costi e aumentando la competitività. Queste pratiche stanno diventando la norma, piuttosto che l’eccezione, in un mercato sempre più orientato verso la sostenibilità come requisito fondamentale. Digitalizzazione e industria 5.0 Parallelamente, l’adozione di tecnologie digitali è il cuore pulsante della trasformazione del settore. La meccatronica, sintesi tra meccanica, elettronica e informatica, si sta affermando come il paradigma dominante. Attraverso l’automazione avanzata e la connettività, le aziende possono monitorare in tempo reale le proprie operazioni, prevedere guasti e ottimizzare l’intera catena produttiva. Un caso emblematico è rappresentato dall’introduzione di gemelli digitali (digital twins), modelli virtuali che simulano il comportamento reale di macchinari e impianti. Queste soluzioni non solo migliorano l’efficienza, ma permettono anche di testare innovazioni in un ambiente virtuale prima di implementarle fisicamente, riducendo i rischi e i costi associati. Un passo in avanti deciso che consente di avanzare con molta più sicurezza verso un futuro tecnologico importante. Le sfide del settore Il futuro presenta anche alcuni ostacoli che vanno superati per mantenere competitività nel tempo. Uno dei principali riguarda la carenza di competenze. La transizione digitale richiede personale altamente qualificato, ma il sistema formativo non sempre riesce a rispondere adeguatamente alle esigenze delle imprese. Anche il contesto economico e geopolitico internazionale rappresenta un’incognita. La dipendenza dell’industria meccanica da mercati esteri, sia per l’export che per l’importazione di materie prime e componenti, rende il settore vulnerabile a crisi globali, come quelle causate dalla pandemia e dal conflitto in Ucraina. Le proposte delle associazioni di categoria Anima Confindustria, che rappresenta oltre 60 associazioni del settore meccanico, ha tracciato una roadmap per sostenere il comparto in questo delicato momento storico. Tra le priorità evidenziate vi sono il sostegno all’internazionalizzazione, lo sviluppo di politiche energetiche sostenibili e l’ottimizzazione dell’utilizzo dei fondi del PNRR. L’obiettivo è creare un ecosistema industriale che possa competere sui mercati globali, garantendo al contempo un futuro sostenibile. Questo implica non solo investimenti in tecnologia, ma anche una maggiore attenzione alle competenze e alla formazione, con programmi specifici per giovani e professionisti del settore. Eccellenze italiane e best practices In questo scenario, alcune aziende italiane si distinguono per la loro capacità di innovare e affrontare le sfide della transizione. Ad esempio, nel settore delle macchine utensili, molte imprese stanno adottando soluzioni integrate basate sull’intelligenza artificiale per ottimizzare la produzione e ridurre l’impatto ambientale. Un’altra storia di successo riguarda i compressori industriali, dove aziende leader stanno investendo in tecnologie di recupero del calore e in sistemi di controllo digitali per migliorare l’efficienza energetica. Questi esempi non solo dimostrano la vitalità del settore, ma rappresentano anche un modello da seguire per altre realtà imprenditoriali.

Dai giochi manageriali all’Intelligenza Artificiale: l’evoluzione della strategia nello sport

Dai giochi manageriali all’Intelligenza Artificiale: l’evoluzione della strategia nello sport Poche settimane fa l’ex tecnico della Roma, Daniele De Rossi, ha scherzato sui primi passi fatti come allenatore. Non solo lui, ma molti altri professionisti dello sport, hanno infatti raccontano di aver iniziato la loro carriera grazie a giochi manageriali come Championship Manager o Football Manager (noto anche col nome di Scudetto, come lo stesso De Rossi ricorda). Giochi manageriali come addestramento per il campo Niente scarpini dunque, niente fischietti, niente pettorine. Ma solo un computer.Internet non era ancora nelle case di tutti e l’AI era ben lontana dell’essere anche solo immaginata, almeno nell’accezione di oggi. Ma qualche logica che c’è dietro l’intelligenza artificiale forse era già presente. Questi giochi, infatti, seppur basati su algoritmi rudimentali, offrivano simulazioni complesse per strategia, selezione giocatori e dinamiche di squadra.Oggi, l’intelligenza artificiale ha portato questi concetti a un nuovo livello. Le attuali tecnologie di AI, utilizzate da team sportivi reali, analizzano una quantità incredibile di dati, fornendo informazioni dettagliate sulle prestazioni degli atleti e sulle tattiche di gioco. Mentre i giochi manageriali si basavano su scenari predeterminati, l’AI utilizza machine learning per adattarsi dinamicamente a nuove situazioni e per elaborare previsioni più accurate. Qualche numero Football Manager è diventato un fenomeno commerciale in un settore di nicchia come quello dei gestionali sportivi. Una serie longeva che ancora oggi conta su un seguito di appassionati che ogni anno acquista il nuovo prodotto. 35 milioni di copie vendute: Questa cifra è il totale delle vendite complessive, considerando tutte le versioni e i titoli rilasciati, comprese le edizioni su diverse piattaforme (PC, Mac, console e dispositivi mobili). Football Manager è spesso elogiato per il suo database dettagliato che copre migliaia di club e giocatori reali. Questo permette un approccio molto immersivo e vicino all’esperienza reale. Infatti avere un database ampio consente di esplorare differenti nazioni e contesti, proprio come se fossimo alla guida di un club reale. L’AI cambia tutto In passato, i manager potevano simulare decine di stagioni e “allenarsi” virtualmente alla gestione di una squadra; oggi, l’AI lavora al fianco di allenatori reali per studiare l’andamento di partite, analizzare il comportamento degli avversari e prevenire errori tattici.In entrambi i casi, l’elemento chiave rimane la capacità di prendere decisioni basate sui dati. I giochi manageriali hanno preparato un’intera generazione di allenatori a pensare strategicamente, mentre l’AI sta ridefinendo il concetto stesso di gestione sportiva, rendendo più scientifico e preciso l’approccio ai campi da gioco.

Data center in Italia: aumentano gli investimenti

Inutile negarlo, i dati sono il petrolio del tempo nel quale viviamo e gestirli nel modo corretto è diventata non solo importante ma anche un’esigenza imprescindibile per il Paese. Negli ultimi anni l’Italia sembra attrarre diversi investimenti. Data 4 investe in Italia Data 4, una delle maggiori aziende europee di infrastrutture digitali, ha mostrato interesse nel Paese decidendo di ampliare in modo significativo la propria presenza. Questo investimento non rappresenta solo un’espansione della loro capacità, ma un segnale dell’importanza strategica che l’Italia sta acquisendo nel settore delle tecnologie digitali. Il Cloud è una tecnologia sempre più richiesta dalle aziende e gli incentivi alla Transizione 5.0 non fanno che spingere ancora di più la domanda. Il piano di investimenti Il piano di Data 4 in Italia è ambizioso e prevede una strategia a lungo termine. L’azienda ha pianificato investimenti per oltre un miliardo di euro nei prossimi anni, con l’obiettivo di espandere notevolmente le sue infrastrutture. Milano e Roma sono i principali poli di interesse, grazie alla loro posizione geografica e al dinamismo economico che le caratterizza. Data 4 mira non solo a potenziare i data center esistenti, ma anche a costruirne di nuovi, dotati delle tecnologie più avanzate per la gestione e la protezione dei dati. Questo permetterà di supportare la trasformazione digitale di molte imprese italiane e di attrarre clienti internazionali interessati a soluzioni di alta qualità. Perché i data center sono importanti I data center rappresentano il cuore pulsante della moderna economia digitale. Sono essenziali per il funzionamento di una vasta gamma di servizi tecnologici, dall’hosting di siti web all’elaborazione di grandi quantità di dati per applicazioni di intelligenza artificiale, fino al supporto delle piattaforme di cloud computing. La loro funzione principale è quella di fornire un’infrastruttura stabile e sicura per la gestione e la conservazione dei dati, che sono diventati uno degli asset più preziosi per le aziende di tutto il mondo. Perché l’Italia è attraente da questo punto di vista L’Italia sta emergendo come un mercato sempre più attraente per gli investitori nel settore dei data center per diversi motivi. La sua posizione strategica nel cuore del Mediterraneo facilita la connessione con altre regioni d’Europa, del Medio Oriente e dell’Africa, rendendola un nodo di scambio ideale per i flussi di dati internazionali. Inoltre, il crescente impegno del governo italiano nel promuovere la digitalizzazione e nel migliorare le infrastrutture del Paese sta creando un ambiente favorevole per gli investimenti. L’incremento della domanda di servizi digitali da parte di imprese e istituzioni, insieme alla disponibilità di energia rinnovabile e a costi competitivi rispetto ad altri paesi europei, rende l’Italia un’opzione interessante per le aziende che cercano di espandere la loro capacità di data center in Europa. Il mercato europeo dei data center In Europa, il mercato dei data center sta vivendo una crescita senza precedenti. Secondo gli ultimi dati, il valore complessivo degli investimenti nel settore ha superato i 48 miliardi di euro nel 2023, con un aumento del 12% rispetto all’anno precedente. Le principali aree di sviluppo includono i Paesi Bassi, il Regno Unito, la Germania e la Francia, oltre alla già citata Italia. Questi dati non fanno che confermare che, con l’arrivo dell’IA, la richiesta di data center sarà sempre maggiore e richiederà sviluppi ingenti in tempi brevi.

Industria 4.0? Il passato, siamo pronti per la 5.0

In un contesto in continuo mutamento l’industria è alla ricerca continua di tecnologie e processi che permettano di mantenere competitività. Il governo ha recentemente lanciato l’incentivo “Transizione 5.0“, una misura che mira a stimolare l’adozione di tecnologie avanzate e la trasformazione digitale delle imprese, garantendo così maggiore competitività nel contesto globale. Quali strumenti incentivati L’obiettivo principale è promuovere l’integrazione di tecnologie emergenti come l’intelligenza artificiale, l’Internet of Things (IoT), la robotica avanzata e l’automazione, la blockchain, e la cybersecurity nei processi produttivi. Inoltre, si pone l’accento sull’importanza di una produzione sostenibile, spingendo le imprese ad adottare soluzioni che riducono l’impatto ambientale, migliorando l’efficienza energetica e promuovendo l’economia circolare. L’incentivo si rivolge a tutte le aziende del settore manifatturiero, senza distinzioni di dimensioni, e include anche contributi per la formazione del personale, essenziale per gestire e sfruttare al meglio le nuove tecnologie introdotte. Requisiti Per usufruire al meglio del nuovo incentivo, le imprese devono prestare particolare attenzione a diversi aspetti: Tempi L’incentivo Transizione 5.0 è già attivo e le aziende interessate possono iniziare a presentare le proprie domande. Tuttavia, è importante agire tempestivamente, i fondi per il biennio ammontano circa 6 miliardi di euro. Il termine ultimo per la presentazione delle domande è fissato per il 31 dicembre 2024, ma si raccomanda di non attendere l’ultimo momento per avviare la procedura. Piattaforma dedicata Le aziende possono richiedere l’incentivo tramite il portale ufficiale del Ministero dello Sviluppo Economico (MISE). Sul sito del MISE è possibile accedere a tutte le informazioni necessarie, comprese le linee guida dettagliate, i moduli di domanda e i contatti per assistenza. Inoltre, è consigliabile consultare anche le associazioni di categoria e i consulenti specializzati per ottenere supporto nella preparazione e presentazione della domanda.

Neuralink: secondo paziente

Prosegue la sperimentazione di Neuralink che, dopo il primo paziente su cui è stato impiantato il sistema dell’azienda di Musk, ha deciso di proseguire il percorso con un altro. Chi è il paziente? Anche il secondo è un paziente che ha subito seri danni al midollo spinale e non può più condurre una vita autonoma. L’operazione viene definita da Musk un successo con oltre 400 elettrodi funzionanti dei 1000 che sono stati impianatati. Entro fine anno ce ne saranno altri otto, portando quindi il numero totale a 10 pazienti che forniranno senz’altro molto su cui ragionare a Neuralink. Cosa è successo al primo Noland Arbaugh è stato il primo a credere nella tecnologia dell’azienda americana e si è sottoposto all’intervento. Era stato poi protagonista di un video incredibile nel quale giocava al computer utilizzando il “pensiero”. Purtroppo, qualche tempo dopo, era stato necessario un secondo intervento poiché alcuni elettrodi avevano smesso di funzionare. Prospettive future Come sempre, Musk è un uomo ambizioso e le sue dichiarazioni di rado passano inosservate. Infatti il fondatore di Neuralink ha affermato di voler dare una sorta di “superpoteri” alle persone per poter combattere l’AI. Infatti, secondo la sua visione, una più stretta connessione tra uomo e macchina porterebbe vantaggi enormi e consentirebbe di mitigare gli effetti negativi della diffusione dell’AI.

DDL concorrenza: novità per le startup

Il nuovo DDL del governo ha aggiornato anche, tra le altre cose, i parametri per le startup innovative. Vediamo insieme che cosa cambia rispetto a prima. Nuovi parametri Rientrano nella definizione di startup innovativa tutte quelle aziende micro, piccole o medie che entro 2 anni dall’iscrizione nel Registro speciale avranno un capitale sociale di 20 mila euro e almeno un dipendente. Se operanti in settori ritenuti strategici potranno mantenere la ragione sociale per 7 anni invece ce 5. Chi fonda una startup innovativa gode di vantaggi anche a livello fiscale e di accesso al credito. Questo per agevolarne lo sviluppo in tempi brevi. Previste maglie più larghe per il riconoscimento di incubatori certificati, sempre con lo scopo di agevolare il flusso di denaro verso l’innovazione. Qualche numero Ad oggi esistono 12.871 startup innovative in Italia, esse rappresentano circa 3,35% del tessuto produttivo del Paese. La media di capitale sociale si attesta sugli 89.000€. Il numero di startup innovative è in decrescita dal 2023 ma in realtà potrebbe anche essere un segnale positivo per l’economia italiana. Infatti nello stesso periodo è aumentato il numero di PMI innovative, vale a dire il passo successivo nell’evoluzione delle startup. Per quanto riguarda i campi principali possiamo dire che prevale quello dei servizi alle imprese con un solido 78,5% del totale con particolare attenzione a consulenze e software per le aziende.

Crowdstrike: a che punto siamo?

Dopo un venerdì a dir poco nero per l’azienda produttrice di software antivirus le cose sembrano tornate alla normalità, più o meno. Infatti alcuni degli 8.5 milioni di computer non ne vuole sapere di funzionare. Una chiavetta USB può bastare La natura stessa del problema richiede spesso una risoluzione manuale in loco, questo non è facile e non è sempre possibile per tutte le aziende coinvolte, risulta però la soluzione più rapida. Microsoft domenica ha rilasciato un fix che va installato su chiavetta USB, dopo averla resa adatta a fungere da recupero. Basterà installarlo, seguire la procedura e tutto dovrebbe ripartire senza troppi sforzi. Senz’altro la situazione diventa complicata quando diventano tanti i computer da ripristinare, infatti il tempo potrebbe salire esponenzialmente causando gravi ritardi. Crowdstrike ha anche pubblicato la guida per rimettere in sesto le cose. Cosa era accaduto enerdì scorso il mondo ha subito un grave malfunzionamento tecnologico, evidenziando quanto siano fondamentali la rete e i software nella nostra vita quotidiana. Ma cosa è realmente accaduto e quali lezioni possiamo trarre da questo evento? Crowdstrike: non è un malware Molti hanno associato il nome del responsabile dei disservizi di venerdì a un malware. Considerando i tempi attuali, è facile immaginare che un attacco informatico possa causare gravi problemi. Tuttavia, incidenti su scala globale come questo sono rari, poiché coinvolgono sistemi molto diversi tra loro, rendendo improbabile che condividano la stessa vulnerabilità. In realtà, Crowdstrike è una rinomata azienda di sicurezza informatica che offre software antivirus per proteggere importanti istituzioni come banche, compagnie aeree e servizi essenziali. Gli eventi Venerdì 19 luglio 2024, molte persone si sono svegliate scoprendo che numerosi servizi, inclusi quelli del settore dell’aviazione civile, erano fuori uso. Anche i servizi bancari erano in tilt, generando confusione e numerose speculazioni catastrofiche. L’unica certezza era che il problema riguardava i sistemi Windows, portando molti a ipotizzare una falla nella sicurezza. Tuttavia, la vera causa era molto più complessa da individuare. Crowdstrike: affidabilità per grandi aziende Crowdstrike sviluppa software per grandi realtà aziendali, che richiedono prodotti altamente affidabili senza sorprese. Molte delle aziende elencate nel Fortune 1000, la classifica delle principali imprese statunitensi, sono clienti di Crowdstrike. Finora, l’azienda non aveva mai causato problemi significativi. Origine del problema: un aggiornamento Il problema è iniziato con un aggiornamento del software Falcon, una suite di protezione di punta di Crowdstrike. Questo aggiornamento ha interferito con il core di Windows, una componente critica del sistema operativo, causando il blocco del sistema quando rileva un malfunzionamento. Di conseguenza, Windows non riusciva più a riavviarsi.

Il futuro dell’AI con Cristiano De Nobili

Chi è Cristiano De Nobili? Sono un fisico teorico con un PhD in Quantum Information Theory alla SISSA di Trieste. Con oltre otto anni di esperienza in Deep Learning e AI. Oggi sono Lead AI Scientist presso Pi School e Tech Lead di due grant ESA, lavorando principalmente sull’AI applicata alle sfide ambientali e climatiche. Sono docente di Deep Learning presso il Master in High-performance Computing (ICTP/SISSA, Trieste) e di Quantum Machine Learning presso la Scuola Superiore Ca’ Foscari. Ho da sempre cercato di rivolgere la mia attenzione alle tecnologie emergenti, dall’IA e alle tecnologie quantistiche, con collaborazioni che vanno dalla European Space Agency fino al SIOS Remote Sensing Centre delle Isole Svalbard. Oggi si parla quasi solo di Generative AI ma ne esistono tanti tipi diversi, esistono modelli AI più promettenti di queste? Il grande merito dell’AI Generativa è quello di aver permesso un’interazione uomo-macchina più semplice che in passato, l’interazione oggi è alla portata di tutti perché l’unico requisito richiesto è saper usare il linguaggio naturale. Tuttavia l’AI Generativa non è l’unica cosa esistente. Anzi, la gran parte delle applicazioni degli algoritmi di Machine Learning non sono generative. Alcuni esempi sono gli algoritmi dietro molti processi di ottimizzazione industriale, gli algoritmi che muovono i motori di ricerca o che si nascondono dietro l’e-commerce o le predizioni finanziarie. Ci sono modelli AI che assistono i medici nelle diagnosi o algoritmi di Deep Learning che permettono di analizzare i dati satellitari. L’AI in generale in che direzione si sta muovendo: aiuto delle capacità umane o sostituzione? L’AI di per sé non si sta muovendo in nessuna direzione in maniera autonoma ma è chiaro che si muove nel perimetro normativo che glielo consente. In altre parole la scelta politica deve indirizzare lo sviluppo nella direzione che ritiene più opportuna, per esempio allineata con i principi umani. Nei prossimi cinque anni molti lavori potranno essere sostituiti, non solo quelli noiosi o ripetitivi, ma anche quelli creativi. Sta alla politica e a noi decidere chi mettere al centro, a chi tutelare dei diritti. Gli USA, secondo le maggiori agenzie, stanno lavorando ad una legge che impedisca la cessione dei propri LLM a competitor esteri che possano rappresentare un rischio per la sicurezza nazionale. Questa è una scelta che può avere un senso per contenere eventuali utilizzi malevoli? Sicuramente nell’ottica di mantenere la superiorità tecnologica per gli USA ha senso questo tipo di strategia. Occorre ricordare però che questi algoritmi sono stati creati anche da collaborazioni tra università, quindi sarebbe giusto che questa tecnologia fosse disponibile a tutti. Dopo aver assistito al rapido sviluppo di testi, video e audio generati dall’AI, che cosa possiamo aspettarci nel futuro prossimo? In realtà questo è l’aspetto che sorprende tutti perché lo vediamo tutti i giorni ma gli LLM non sono gli unici. Oggi esistono i Multimodal Foundational Model che sono in grado di ricevere ed elaborare tanti tipi di input. Ma i modelli più interessanti sono quelli come i Genomic Language Model, che potenzialmente potrebbero essere in grado di creare sequenze di DNA. Oppure ci sono modelli che stanno cercando di studiare il linguaggio animale e quindi che possano permettere un’interazione mai vista tra uomo e altre specie.  Il mondo del futuro avrà spazio solo per figure tecniche o ci sarà lavoro anche per altri tipi di figure?  Nei prossimi anni senz’altro i tecnici saranno essenziali perché l’evoluzione dell’AI sarà importante e strategica. Quindi sarà richiesta grande competenza in settori chiave. A lungo termine invece è probabile che i modelli di AI saranno talmente evoluti da abbassare le “barriere d’ingresso” nel mondo più tecnico. Avranno sempre più importanza competenze ibride, anche con uno spiccato lato umanistico. Altrettanto importanti saranno quei lavori in grado di riportare l’uomo ad avere una forte connessione con la Natura, in un mondo sempre più frenetico e tecnologico.  L’AI arriverà mai ad essere in grado di programmare la propria evoluzione da sola? Ci sono già dei modelli che tentano di fare questo ma non sono assolutamente efficienti, la tecnologia è ancora troppo primordiale per pensare ad un’evoluzione del genere. Il rischio di trovarci in un film di fantascienza al momento è bassissimo. Molto più preoccupante è l’utilizzo che l’uomo stesso fa di queste tecnologie. Cosa stiamo facendo per costruire gli “anticorpi” per proteggerci da utilizzi malevoli dell’AI? L’Europa con l’IA Act ha cercato di creare una regolamentazione normativa per prevenire situazioni potenzialmente rischiose. Chiaro che a margine di un’azione normativa è necessario che le persone fruiscano di contenuti in modo più attivo domandandosi se il contenuto che stanno visualizzando sia generato da AI oppure sia generato da umani.

3 consigli per mantenere sicura la tua azienda

Nel corso del 2023 l’industria manifatturiera ha visto aumentare del 25% gli attacchi hacker. Questo perché si tratta di aziende che lavorano in un settore particolarmente interessante e per via della dimensione media dell’industria italiana. Non sempre gli investimenti in sicurezza sono percepiti come necessari ma lo diventano ogni giorno di più. Oggi diamo 3 consigli basilari per dormire sonni più tranquilli. Controllo delle periferiche Uno dei punti deboli più sottovalutato è quello che riguarda le periferiche inserite nei dispositivi aziendali. Periferiche USB come SSD portatili o chiavette possono diventare fonte di problemi se non monitorate. Infatti non possiamo prevedere l’utilizzo che ne ha fatto chi la possiede prima di entrare in contatto con i nostri computer. Per questo dovresti stabilire delle regole per evitare di essere soggetto a contaminazioni da parte di periferiche removibili non sicure. Attenzione ai destinatari delle email Con l’avvento delle AI generative le cose si stanno facendo sempre più complicate. Se un tempo le mail di phishing erano molto più riconoscibili oggi bisogna prestare attenzione perché a volte ne riceverai alcune davvero molto credibili. Ecco cosa puoi fare per scoprire mail malevole: Proteggere le proprie macchine smart Con l’arrivo dell’industria 4.0 le macchine sono diventate sempre più smart, in grado di dialogare con la rete e semplificare molte operazioni. Una rivoluzione a tutti gli effetti che però ha anche dei lati negativi. Essendo connesse, le macchine possono diventare oggetto di attacco. Ecco quindi che occorre proteggerle:

ChatGPT: guida base

ChatGPT è diventato un assistente fidato per molte operazioni quotidiane ma non tutti hanno imparato ad usarlo nelle sue funzioni più importanti. Per questo oggi inizia un viaggio alla scoperta di questo strumento indispensabile per molti.

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